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La grande esplosione da cui ha avuto origine l'Universo in cui viviamo e' avvenuta 15-20 miliardi di anni fa, ha lasciato una eco sotto forma di radiazione fossile a -270 gradi centigradi, chiamata `radiazione cosmica di fondo'.
10-43 secondi (0.0000000000000000000000000000000000000000001 secondi) dopo il Big Bang. L'Universo e' caldissimo, 1032 gradi (100000000000000000000000000000000 gradi) e piccolissimo 10-33 cm (0.000000000000000000000000000000001 cm).
10-36 secondi dopo il Big Bang. Si creano le prime particelle: i quark. L'Universo e' ancora caldissimo 1030 gradi e misura 10-26 cm. Inizia l' espansione `violenta' dell'Universo, epoca conosciuta come `era dell'inflazione'.
10-4 secondi dopo il Big Bang. I quark formano protoni e neutroni, gli antiquark formano antiprotoni e antineutroni. La temperatura dell'universo e' di 1000 miliardi di gradi.
1 secondo dopo il Big Bang: compaiono i primi elettroni.
3 minuti dopo il Big Bang iniziano a formarsi i nuclei di elio.
300.000 anni dopo il Big Bang gli elettroni si legano ai protoni e ai nuclei di elio formando atomi di idrogeno ed elio.
10 milioni di anni dopo il Big Bang si formano le prime galassie.
15 miliardi di anni dopo il Big Bang: L'Universo in cui viviamo.
Secondo le teorie attuali, nell'universo originario non esisteva nessuna delle quattro forze fondamentali che si osservano oggi, ma ne esisteva una sola unificata. Mano a mano che l'universo si espandeva e si raffreddava esse si sono diversificate nella seguenti forze: gravitazionale, elettrodebole, elettromagnetica e forte.
Le profondita' dell'Universo e la materia oscura
Edwin Hubble scoprì, sul finire degli anni '20, che le galassie si stanno allontanando le une dalle altre tanto più velocemente quanto maggiore e' la loro distanza.
Nelle profondità dell'Universo si trovano i "quasars": oggetti ancora misteriosi, sono probabilmente nuclei attivi di galassie lontanissime, nello spazio e nel tempo, ospitanti nelle loro parti più interne giganteschi buchi neri, la cui massa può essere un miliardo di volte quella del Sole.
Ma la materia che compone i nostri corpi, le stelle, le galassie e' forse solo l'1% del totale. Il restante 99% e' materia "invisibile" che sfugge all'osservazione diretta: gli astronomi la chiamano "materia oscura". La natura della materia oscura e' ancora un mistero, ma essa si fa "sentire" tramite la propria attrazione gravitazionale.
STORIA DELL'UNIVERSO DAL BIG BANG ALLA
FORMAZIONE DELLE GALASSIE
La teoria del Big Bang consente di spiegare un gran numero di osservazioni e perciò viene considerata un'ipotesi di lavoro attendibile; anche se presenta ancora qualche problema ed e' stata più volte messa in discussione, attualmente non vi sono valide teorie alternative.
Ma che cosa e' successo nelle prime fasi della vita dell'Universo?
L'Universo secondo i fisici non cominciò all'istante zero, bensì ad un istante detto "tempo di Planck", 10-43 secondi dopo il Big Bang. Prima di questo istante, esso e' completamente inaccessibile, perché tutta la materia e l'energia che lo componevano erano così concentrate da costituire una "singolarità": uno stato estremo, nel quale lo spazio tempo della Relatività non ha nemmeno senso, e che non fa parte della fisica che conosciamo.
Al tempo di Planck, l'Universo era caldissimo (T=1032 gradi) e aveva una dimensione di 10-33 cm.
Successivamente si formarono le prime particelle, i quark, dai quali nacquero poi neutroni e protoni, con le relative antiparticelle. Materia e antimateria infatti sono sempre state presenti entrambe nell'Universo.
Dopo 10-23 secondi, l'Universo era ancora piccolissimo, delle dimensioni di un protone. Da questo momento fino a 10-6 secondi dopo il Big Bang, protoni e antiprotoni si annichilarono, cioè si fusero trasformando le intere loro masse (m) in energia elettromagnetica (E), secondo l'equazione di Einstein E=mc2. In seguito comparvero elettroni ed antielettroni, che si annichilarono anch'essi.
Queste annichilazioni produssero enormi quantità di energia, sotto forma di radiazione elettromagnetica. L'Universo era dominato dalla radiazione e perciò questo periodo prende il nome di "era radiattiva".
Ad 1 minuto di età si formarono i primi nuclei atomici (deuterio, elio e litio): la temperatura dell'Universo era scesa sotto i 10 miliardi di gradi, così i protoni e i neutroni rimasti cominciarono ad urtarsi con violenza minore e a dar luogo alle prime reazioni di fusione nucleare.
Dopo qualche migliaio di anni, l'Universo non era più dominato dalla radiazione, ma dalla materia; questa era però ancora immersa in una radiazione molto intensa ed energetica. La temperatura era ancora molto alta a quindi materia ed energia erano accoppiate, cioè si trasformavano continuamente l'una nell'altra.
Si dovette attendere fino a 300mila anni dopo il Big Bang perché la temperatura scendesse ancora ed esse si disaccoppiassero: da quel momento l'Universo diventò trasparente alla radiazione.
Nel frattempo, gli elettroni si unirono ai nuclei per formare gli atomi.
LE GALASSIE, ISOLE COSMICHE
Le galassie sono immensi agglomerati di stelle e gas, formatisi circa 15 miliardi di anni fa dalla contrazione di immense nubi di gas, principalmente idrogeno ed elio. Contengono in media 100 miliardi di stelle. Esistono diversi tipi di galassie.
Le galassie a spirale
Caratterizzate da un nucleo di stelle prevalentemente vecchie (più di 10 miliardi di anni) da cui si dipartono dei “bracci di spirale” formati da stelle giovani (da poche decine di milioni fino a 1 miliardo di anni), gas e polveri.
Le galassie ellittiche e lenticolari
Sono formate da un nucleo di stelle vecchie (più di 10 miliardi di anni) attraversato da un disco di stelle più giovani con polveri e modesti quantitativi di gas.
Le galassie irregolari
Sono prive di qualsiasi simmetria. Sono costituite da stelle giovani, gas e polveri.
GLI AMMASSI DI GALASSIE
Le galassie tendono a raggrupparsi in ammassi costituiti da centinaia o migliaia di galassie.
Il più vicino ammasso di galassie e' quello della Vergine distante circa 50 milioni di anni luce e formato da circa 1000 galassie.
Gli ammassi di galassie, a loro volta, tendono ad aggregarsi in strutture più grandi, chiamate “superammassi”. La loro forma e' a “frittella” con diametri di 150 milioni di anni luce e spessori piuttosto piccoli, “solo” 10 milioni di anni luce.
LA VIA LATTEA, LA NOSTRA GALASSIA
La Via Lattea e' la galassia in cui viviamo. Contiene circa 100 miliardi di stelle ed ha un'età di 15 miliardi di anni.
La Via Lattea e' costituita da un nucleo denso di stelle vecchie quanto la galassia attorno a cui orbitano le altre stelle. Le braccia di spirale dipartono dal centro della galassia formando un disco del diametro di 100.000 anni luceI bracci di spirale contengono le stelle più giovani, da poche decine di milioni a qualche miliardo di anni. I bracci di spirale non contengono solo stelle ma anche gas e polveri.
Il Sole si trova alla periferia della galassia, a circa 28.000 anni luce dal centro e impiega circa 250.000.000 di anni per descrivere un'orbita completa attorno al centro della Via Lattea.
La Via Lattea, assieme alla Grande Nube di Magellano, alla galassia di Andromeda e ad una quarantina di altre galassie più piccole costituisce il cosidetto Gruppo Locale, un mini-ammasso di galassie che, attirato per gravità dal vicino ammasso della Vergine, sta “precipitando” su di esso alla velocità di 220 km al secondo.
Secondo gli ultimi rilevamenti, grazie anche all'aiuto apportato dal telescopio spaziale Hubble al centro della Via Lattea ci sarebbe un enorme Buco Nero !
LE STELLE
Ad occhio nudo si e' in grado di vedere circa 6000 stelle.
Una stella nasce dalla contrazione gravitazionale di una nube fredda di gas e polveri. La contrazione della nube comprime il gas, costituito prevalentemente da idrogeno, riscaldandolo. Quando la temperatura al suo centro raggiunge i 5-6 milioni di gradi, si innescano le reazioni termonucleari che bruciano idrogeno trasformandolo in elio. L'energia così prodotta riscalda il gas della nube che tende ad espandersi opponendosi alla contrazione fino ad arrestarla. Dalla nube di gas e' nata una stella.
L'accensione delle reazioni termonucleari al centro della nube segna l'inizio della vita di una stella. Da quel momento in poi la sua stabilità viene assicurata dall'equilibrio tra due forze: la forza di gravità, che tende a comprimere la stella sotto il suo stesso peso, e l'espansione del gas provocata dalle reazioni nucleari che avvengono nel centro della stella e che trasformano idrogeno in elio. Una stella trascorre circa il 90% della sua vita in questo stato di equilibrio. Il Sole, ad esempio, ha già vissuto in questo modo 5 miliardi di anni e continuerà a farlo per altri 5 prima di espandersi e diventare una gigante rossa.
Nel nucleo delle stelle, dove la temperatura raggiunge valori elevatissimi (20 milioni di gradi nel Sole), accade che quattro nuclei di idrogeno possano incontrarsi e formare un atomo di elio provocando il rilascio di una grande quantità di energia. In una fase successiva i nuclei di elio si scontreranno tra di loro formando un nucleo di carbonio. Nel corso di ogni fase dell'evoluzione stellare vengono prodotti elementi di peso atomico crescente.
Il colore delle stelle e' determinato dallo loro temperatura superficiale. Una stella con una temperatura di 40.000 gradi appare blu, una di 10.000 gradi bianca, una, come il Sole, di 5.500 gradi gialla, una di 2.000/3.000 gradi, rossa. La luminosità di una stella e' determinata dalla sua temperatura e dalle sue dimensioni. Stelle fredde come le supergiganti rosse possono essere infatti più luminose di stelle più calde come le giganti blu.
Le stelle non terminano la loro vita tutte nello stesso modo. Quando l'idrogeno al centro della stella e' esaurito e le reazioni nucleari si spengono, la forza di gravità prevale e il nucleo inizia a contrarsi mentre gli strati esterni si espandono. Durante questa fase le stelle di piccola massa (fino a 8 volte la massa del Sole), iniziano a perdere l'inviluppo di idrogeno che costituisce le parti più esterne della stella, formando delle nebulose di forma caratteristica e lasciando scoperto al centro un nucleo caldo, densissimo e piccolissimo (circa 10.000 km di diametro e una densità di 1 tonnellata per cm cubo): una nana bianca di elio o di carbonio.
Le stelle più massicce (almeno 10 volte la massa del Sole) terminano la loro vita in modo catastrofico esplodendo come Supernovae. Tra i fenomeni astrofisici osservabili, l'esplosione di una Supernova e' uno dei più violenti. In pochi mesi una Supernova emette la stessa quantità di energia emessa dal Sole in 10 miliardi di anni. L'esplosione normalmente distrugge la stella. In qualche caso puo' rimanere un `residuo' iperdenso: una stella di neutroni o un buco nero. La densita' di una stella di neutroni e' di circa 100 milioni di tonnellate per cm cubo.
L'esplosione di una Supernova provoca l'espulsione violenta, con velocita' di 10-15000 km al secondo, degli strati piu' esterni della stella lasciando un nucleo iperdenso: una stella di neutroni o un buco nero. La frequenza di esplosioni di supernovae per una galassia come la Via Lattea e' di circa 1 ogni cento anni. Il fronte d'urto dell'esplosione comprime il gas interstellare circostante favorendo la formazione di nuove stelle e di nuovi sistemi planetari. La composizione chimica delle nuove stelle sara' diversa da quella della precedente generazione stellare. Le nuove nubi gassose sono infatti arricchite da elementi `pesanti' come carbonio, ossigeno, azoto, neon, magnesio, potassio e ferro, formati dalle reazioni nucleari nei nuclei delle stelle massicce poi esplose.
IL CICLO VITALE DELLE STELLE.
L'evoluzione e la morte di una stella dipende essenzialmente dalla sua massa. Una stella come il Sole terminera' la vita espandendosi e trasformandosi in una stella "gigante rossa", i cui strati esterni tenderanno a dissolversi. Si forma cosi' una nebulosa con una piccola stella centrale - una nana bianca - che si andra' spegnendo lentamente. Se la massa della stella e' superiore di almeno 10 volte quella del Sole, alla fine si trasformera' in una stella "supergigante" che poi esplodera' come Supernova, lasciando a volte al centro una piccola e densa stella di neutroni. Se la massa e' ancora piu' grande, probabilmente cio' che resta alla fine e' un buco nero. (La massa del Sole e' di 2.000.000.000.000.000.000.000.000.000 tonnellate).
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La definizione di Arte Polimaterica è di Enrico Prampolini (Collana Anticipazioni n.7, O.E.T. Edizioni del Secolo Roma 1944) che così espresse il suo pensiero:
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Non esiste una genealogia diretta, né una primogenitura dell'arte polimaterica. Nel tempo, se vogliamo, si possono incontrare dei vaghi addentellati in proposito nelle applicazioni eterogenee di alcune maschere dei popoli primitivi o nei loro simboli totemici, mentre ai nostri giorni dobbiamo senz'altro riferirci ai papiers-collés dei pittori futuristi e cubisti (1911-1914); ai così detti Collages dei dadaisti (1917) e dei surrealisti (1928) o alle loro sculture-d'oggetti (1933).
Manifestazioni non tutte intenzionalmente artistiche; indeterminate e sporadiche alcune, evasive da ogni concezione plastica le altre, nelle quali l'elemento materia o l'elemento estraneo al colore intervenivano incidentalmente, per ragioni utilitarie o a scopo polemico.
Sebbene nelle esperienze delle suddette correnti artistiche novatrici esistesse la volontà di arricchire la tavolozza con elementi extra pittorici, (come ad esempio: biglietti da visita, giornali, caratteri tipografici, carta da parati ecc.) tuttavia vi si poteva notare un aprioristico errore di principio: l'eterno compromesso fra illusione e realtà. La preoccupazione di voler gareggiare ancora con la pittura o, comunque, il desiderio di creare un rapporto fra pittura ed elemento applicato grafico o tipografico arabescale rimaneva sempre un problema esclusivamente di ordine visivo, di competizione plasticamente epidermica.
Si trattava di reagire violentemente e con dichiarato coraggio all'atavica nostalgia del pittore per il colore, per la realtà pittorica, anche la più trasfiguratrice. Si trattava di portare alle estreme conseguenze il concetto di sostituire, totalmente e integralmente, la realtà dipinta con la realtà della materia. Di intuire il valore emotivo ed evocatore delle materie stesse nel loro giuoco ritmico-spaziale.
L'estremismo, senza concessioni, né compromessi, delle mie prime esperienze polimateriche - che in principio furono considerate paradossi plastici perfino dagli iniziati, - confermò la mia fede nei valori peculiari della creazione polimaterica, e mi offrirono pertanto la possibilità di stabilire una nuova nomenclatura di valori plastici destinati poi ad ulteriori sviluppi. Il polimaterico da mezzo di espressione individuale si avviava a divenire mezzo di espressione collettiva e poteva quindi resistere ad un concetto formativo di investigazione estetica e di affermazione artistica.
L'arte polimaterica è una libera concezione artistica che si ribella contro l'usata e abusata adorazione del pigmento-colorato, mesticatore, sofisticatore, mistificatore; contro la funzione dell'illusionismo ottico dei mezzi pittorici, dai più reazionari ai più rivoluzionari. Fare assurgere le materie - le più impensate - a valore sensibile, emotivo, artistico, costituisce il più intransigente presupposto critico alla nostalgica, romantica e borghese tavolozza.
Quanti secoli, e quanti chilometri quadrati di pittura pesano sull'umanità?
Da questa fine del sentimento del colore nasce un nuovo sentimento: quello del lirismo della materia.
L'ARTE POLIMATERICA NON E' UNA TECNICA MA - COME LA PITTURA E LA SCULTURA - UN MEZZO D'ESPRESSIONE ARTISTICA RUDIMENTALE, ELEMENTARE, IL CUI POTERE EVOCATIVO E' AFFIDATO ALL'ORCHESTRAZIONE PLASTICA DELLA MATERIA.
La materia intesa nella propria immanenza biologica, come nella propria trascendenza formale. La materia-oggetto, nei suoi aspetti rudimentali poliespressivi; dalla più umile ed eterogenea (quasi relitto di vita) alla più raffinata ed elaborata (manualmente o meccanicamente). La materia-organismo: parte integrante della composizione polimaterica, i cui elementi formativi tendono a esprimere la continuità nella discontinuità, la dissonanza e l'assonanza di rapporti. Rapporti che, operando per contrasto, non valgono esclusivamente per la forma dell'elemento-oggetto, quanto per la presenza biologica della materia stessa.
Concezione infine che sfida l'aprioristico e superato concetto del bello e dell'eterno nell'arte. L'ephémere est eternel. In questo apparente paradosso c'è la verità assiomatica di un principio estetico e filosofico. Effettivamente l'essenza di un'opera d'arte non risiede nella durata temporale del prodotto (pittura, scultura, o polimaterico), quanto nella espressione, cioe' nell'attimo spettacolare della visione.
Nel polimaterico, infatti, il valore evocativo si manifesta inversamente alla reazione visiva esterna, poiché opera nelle regioni irrazionali dello spirito. Introspezioni e investigazioni che - nella sfera delle arti plastiche - creano dei sistemi, delle costanti di reazioni interne, le quali producono a loro volta - successivamente e simultaneamente - i fenomeni della meraviglia della sorpresa e del miracolismo spettacolare. Da questa magia della materia, nelle sue apparizioni bioplastiche, nasce il nuovo incantesimo dell'arte polimaterica; del polimaterico. La facoltà di scelta della materia oggetto da parte del polimaterista è, quella che distingue e caratterizza la sua personalità, la quale deve possedere ed essere posseduta in grado superlativo da intuizione, sensibilità e dal senso stereognostico. Il polimaterista dovrà creare in uno stato di automatismo quasi medianico.
L'apparente accusa di intellettualismo che si potrebbe muovere verso un tale processo creativo, cade, quando si pensi che - spaesato dagli elementi indiretti - esso non è che un atto puro di emanazione diretta; primordiale se si vuole, elementare, dove convergono e coincidono le facoltà sensoriali e quelle affettive. Dalla confluenza di queste due dimensioni, una fisica (tattilismo ottico), l'altra psichica (calcolo delle influenze), ha origine la caratteristica bidimensionalità emotiva dell'arte polimaterica, il cui valore suggestivo lo ritroviamo nella segreta risonanza della transustanzazione della materia.
In questa segreta risonanza sta tutto il significato della soggettistica del polimaterico quale espressione d'arte pura. Questa soggettistica, è primordiale quanto rudimentale è la tecnica. Il soggetto è suggerito da uno stato d'animo dell'artista a colloquio con la materia: l'artista interrogherà questa o quella materia, ne considererà la loro fisonomia, dovrà apprezzare la casualità e il contrasto fra le materie, il tono elettivo che assumono nel giuoco stereometrico della composizione; la quale nasce da un sentimento dell'espressione, e si afferma animistica.
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